Pietro Sebastiano, Ambasciatore Italiano a Madrid

Ambasciatore Pietro SebastianiL’Ambasciatore ha la libertà di impegnarsi in tutti i possibili settori. L’Italia offre uno dei maggiori mercati del mondo ed ormai uno dei più aperti e competitivi d’Europa. La Spagna è da decenni un Paese di grande interesse per le aziende italiane. Centinaia di realtà imprenditoriali italiane in Spagna vi sono le filiali dei grandi gruppi, società partecipate, imprese ormai qui da 50 anni ed oltre (Generali lavora in Spagna dal 1812), nuove aziende avviate dalla generazione Erasmus. Gli imprenditori italiani, in momenti difficili come questi, restano in Spagna, “aguantan”, non cedono alla logica del “mordi e fuggi”, “tiene” e non smobilita, cerca di salvaguardare i propri dipendenti: lo stesso non si può dire di altri partners, europei e non. La diplomazia stabile nasce con le necessità di Venezia del tardo medioevo di “accompagnare”, favorire e tutelare la presenza dei propri commercianti e imprenditori oltremare. Le vacanze le sceglie lei o la sua famiglia? Scelgo io in quanto in famiglia passo per l’organizzatore ideale di viaggi.

di Paola Pacifici

 

Signor Ambasciatore, come Capo Missione in Spagna quali sono i principali obiettivi?

Il compito dell’Ambasciatore riserva il raro privilegio di avere la libertà di impegnarsi in tutti i possibili settori (politico, economico, culturale, ecc.) in cui si condensa la rappresentanza di un Paese. Non ci sono limiti teorici alla capacità di proiettare il proprio Paese nella realtà in cui si opera e sta a noi sfruttare gli spazi e le occasioni che di volta in volta si presentano. Il costante lavoro di contatti e di relazioni che svolgiamo quotidianamente si pone anche questo obiettivo. Nei diversi momenti storici possono naturalmente emergere priorità diverse ed è innegabile che in questo particolare frangente la crescita economica rappresenti l’ aspetto sul quale anche la diplomazia italiana pone un’attenzione particolare, nell’ottica di contribuire, con spirito di servizio, al bene del nostro Paese.

 

E i punti di maggiore cooperazione fra i due Paesi: Italia e Spagna?

Spagna e Italia sono unite da un’antica e consolidata amicizia, nonché da uno spirito di fratellanza, che appare perfino superfluo sottolineare. Abbiamo molti interessi comuni in Europa e nel Mediterraneo ed in fondo complementari in altre aree: l’Italia, guarda con grande attenzione ai Balcani, all’Europa Orientale, ai paesi medio orientali e del Golfo, all’Asia centrale; mentre la Spagna ha una maggiore presenza in America Latina e in Africa occidentale. Questa diversificazione può tradursi in un arricchimento reciproco, soprattutto nell’ottica della consolidata collaborazione che abbiamo, ad esempio, in seno alle Nazioni Unite dove condividiamo analoghi valori nell’ambito del gruppo “Uniting for Consensus”, che si batte per una riforma inclusiva e democratica del sistema onusiano. Ma Italia e Spagna collaborano anche in molti altri settori: sono fianco a fianco in diverse missioni di pace internazionali, esiste una collaborazione scientifica molto intensa, soprattutto fra le Università, vi è uno scambio turistico molto consistente, per non parlare dell’interscambio economico-commerciale, che testimonia la vitalità e le opportunità che offrono reciprocamente entrambi i Paesi.

 

 

La situazione economica e finanziaria delle due nazioni ha un comune denominatore?

Spagna ed Italia, con molti sacrifici hanno “fatto i compiti” che i rispettivi Governi, d’intesa con Bruxelles, hanno ritenuto prioritari per stabilizzare i rispettivi quadri finanziari. Sicuramente le aziende -soprattutto le piccole- e le famiglie, sia spagnole sia italiane, soffrono delle difficoltà di accesso al credito, anche se gli “spread” dei due Paesi si sono negli ultimi mesi assai abbassati. Esse soffrono altresì di una situazione di acuta disoccupazione, soprattutto giovanile. Da queste comuni criticità viene la spinta di agire assieme a Bruxelles affinché dopo questi mesi di duro risanamento vengano rimesse al centro delle politiche europee l’economia reale e gli obiettivi della crescita e del riassorbimento della disoccupazione.

 

Le nostre aziende in Italia, e quelle italiane in Spagna, entrambe soffrono delle crisi spagnola, ma se c’è, quali delle due può o ha un vantaggio sulle altre?

Direi che, al di là delle comuni difficoltà, ciascun Paese presenta aspetti più favorevoli. La Spagna dispone sicuramente di una rete di infrastrutture molto moderna e sviluppata che favorisce l’attrazione di investimenti esterni, ed inoltre ha messo a punto alcune importanti riforme che hanno reso più competitiva la sua economia. L’Italia dal canto suo vanta un patrimonio unico di piccole e medie imprese, per loro natura molto flessibili, spesso innovative e leader nei loro settori di attività, capaci di adattarsi rapidamente al mercato, con una crescente propensione internazionale e poco dipendenti dal settore pubblico. Sono asset che, su binari differenziati, sono certo consentiranno ai due Paesi di tornare a crescere.

 

Cosa “ offre”, parlando di mercati, l’Italia alla Spagna e la Spagna all’Italia?

L’Italia offre uno dei maggiori mercati del mondo ed ormai uno dei più aperti e competitivi d’Europa. E’ un Paese in cui la gran parte dei settori è da tempo aperta alla concorrenza ed i consumatori italiani sono particolarmente mobili. E’ un mercato dalle grandi opportunità, per soggetti competitivi ed innovativi. La Spagna è da decenni un Paese di grande interesse per le aziende italiane. In alcuni settori – moda, lusso, ecc. – presenta gusti ed orientamenti simili a quelli italiani, e vi sono spazi di ulteriore crescita e sviluppo. Pur nell’attuale contingenza di caduta della domanda interna, è sempre un grande mercato e possono crearsi opportunità, anche in questo difficile momento, per acquisizioni di aziende a valle dei processi produttivi o della distribuzione.

 

L’italiano all’estero e le aziende in che cosa sono cambiate?

E’ piuttosto arduo parlare di modello tipico di azienda italiana all’estero. Ad esempio tra le centinaia di realtà imprenditoriali italiane in Spagna vi sono le filiali dei grandi gruppi, società partecipate, imprese ormai qui da 50 anni ed oltre (Generali lavora in Spagna dal 1812), nuove aziende avviate dalla generazione Erasmus che ha conosciuto la Spagna a 20 anni, vi ha creduto, e ha deciso di fare impresa qui. Un altro aspetto mi preme però segnalare come costante che è rimasto positivamente invariato: gli imprenditori italiani, anche in questi anni così difficili, intendono restare in Spagna, magari “aguantan” come si dice, ma hanno ferma la prospettiva di rimanere, di radicarsi, non cedono alla logica del “mordi e fuggi”. I dati confermano che la presenza imprenditoriale italiana in Spagna “tiene” e non smobilita, cerca di salvaguardare i propri dipendenti: lo stesso non si può dire di altri partners, europei e non.

 

Quali sono i settori più trainanti delle imprese italiane?

Le aziende italiane in Spagna operano praticamente in tutti i gli ambiti . Dall’Italia, Paese di grande tradizione manifatturiera (il secondo in Europa dopo la Germania), si guarda con attenzione al settore industriale spagnolo. Vorrei ricordare che lo scorso anno FIAT INDUSTRIAL ha effettuato un importante investimento negli stabilimenti Iveco di Madrid. Oltre a produrre camion, l’operazione sta portando in Spagna molti ingegneri del gruppo: dunque progettazione ed altri segmenti ad alto valore aggiunto. Il buono stato di salute del settore turistico spagnolo attira operatori italiani: per citare un esempio, Grimaldi ha appena inaugurato il suo nuovo terminal nel porto di Barcellona. Una Spagna che aumenta il suo export è un’opportunità per le aziende italiane che, in virtù dell’ottima logistica della penisola iberica e del suo ruolo naturale di ponte verso l’America Latina, vogliano investire qui. Ci sono poi grosse aziende italiane che hanno deciso strategicamente di fare ricerca nei centri d’eccellenza spagnoli, a Barcellona in particolare. Utilities, servizi, assicurazioni, manifattura, farmaceutica, media: l’elenco dei comparti in cui sono presenti aziende italiane è davvero molto esteso.

 

Gli italiani che vengono a lavorare in Spagna si possono chiamare “immigranti”?

Al di là delle definizioni e della terminologia, come dicevamo c’è qui una nuova generazione di giovani (la Spagna accoglie ogni anno 8000 ragazzi italiani con il programma Erasmus e altrettanti studenti spagnoli vanno in Italia) e di imprenditori a cui intendiamo prestare sempre maggiore attenzione in quanto volano per offrire una nuova percezione dell’odierna realtà della presenza italiana nel mondo. Miriamo anche a rafforzare i legami con quel consistente nucleo di scienziati e ricercatori che hanno deciso di lavorare qui. Questi pur conservando una forte motivazione a mantenere uno stretto rapporto con l’Italia spesso mettono a disposizione del nostro Paese oggi e nel futuro la propria expertise. Lo scorso anno il nostro Ministero degli Esteri ha organizzato un incontro sul tema “Gli scienziati italiani nel mondo e la crescita del Paese” che è stato subito seguito, nell’ottobre scorso, dall’avvio della piattaforma informatica “innovitalia.net” (un “networking” che ha oltre 2000 iscritti ed è consultabile in rete). Il movimento d’altro canto è nei due sensi. L’attrazione dei talenti dall’estero è infatti uno strumento importante per rendere le nostre università, le nostre aziende, i nostri distretti e i nostri prodotti più competitivi e per sostenere l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Per questo motivo insieme all’Istituto per il Commercio Estero alle Camere di Commercio, già dal 2006 la Farnesina ha attivato il programma “Invest Your Talent in Italy”.

 

Oggi, come si potrebbe definire la diplomazia?

La diplomazia del XXI secolo si è dovuta gradualmente adattare, come d’altronde più volte in passato, alla realtà dei tempi per continuare ad essere un efficace strumento al servizio del Paese nel suo complesso e nelle sue diverse articolazioni. Si è parlato spesso negli ultimi anni di una maggiore enfasi della diplomazia odierna sugli aspetti economici delle relazioni tra gli Stati. Si tratta per qualche verso in fondo di un ritorno alle origini della diplomazia moderna quale noi la conosciamo. La diplomazia stabile nata con le necessità di Venezia del tardo medioevo di “accompagnare”, favorire e tutelare la presenza dei propri commercianti e imprenditori oltremare. L’accelerazione tecnologica delle comunicazioni degli ultimi vent’anni ha inoltre imposto un nuovo concetto di interazione con l’esterno, la cosiddetta “public diplomacy”, con la quale si promuovono gli interessi del proprio Paese sfruttando proprio i nuovi strumenti di comunicazione.

 

Quanto una Europa Unita è importante per la economia e per i rapporti con il resto dei Paesi del mondo?

Vorrei rispondere con le parole del Presidente del Consiglio Enrico Letta nel giorno della fiducia dinanzi alle Camere: “L’ Europa è in crisi di legittimità ed efficacia proprio quando tutti i Paesi membri e tutti i cittadini ne hanno più bisogno. L’Europa può tornare ad essere motore di sviluppo sostenibile – e quindi di speranza e di costruzione di futuro – solo se finalmente si apre. Il destino di tutto il continente è strettamente legato. Non ci possono essere vincitori e vinti se l’Europa fallisce questa prova. Saremmo tutti perdenti: sia nel Sud che nel Nord del continente… La risposta, dunque, è una maggiore integrazione verso un’Europa Federale. Altrimenti il costo della non-Europa, il peso della mancata integrazione, il rischio di un’unione monetaria senza unione politica e unione bancaria diventeranno insostenibili: come la crisi di questi cinque anni ci ha mostrato.”

 

Abbiamo festeggiato la Festa della Repubblica Italiana del 2 Giugno, che valore ha per noi italiani che viviamo all’estero?

Per i 4 milioni di italiani che vivono fuori dallo Stivale, la Festa della Repubblica è il momento nel quale, come mutatis mutandis il Natale per i cristiani, tutta la grande famiglia italiana fuori dai confini nazionali si raccoglie attorno ai valori della nostra storia comune e della nostra Costituzione. Siamo un Paese straordinariamente ricco di cultura e tradizioni, talvolta diverse ma sempre unite da una forte e inconfondibile identità, che spesso all’estero, più di quanto ce ne rendiamo noi stessi conto, ci viene molto invidiata.

 

Mi permetta farLe alcune domande personali, perché mi piacerebbe che i nostri lettori italiani potessero conoscere anche l’Ambasciatore “uomo” .

Ambasciatore, cosa le piace leggere?

Soprattutto saggi storici, di economia sociale e di storia delle religioni.

 

In televisione, quali programmi vede?

Notiziari, film e ogni tanto la Formula 1. E qualche partita di calcio.

 

Dove va in vacanza? Sceglie Lei o la famiglia?

Scelgo io in quanto in famiglia passo per l’organizzatore ideale di viaggi. In Italia in genere per le vacanze amiamo molto l’arcipelago della Maddalena e, alternativamente, le montagne del Trentino, del bellunese e della Val d’Aosta.

 

Che personaggio storico l’affascina di più e perché?

Essendo in fondo uno storico di formazione ho un grande imbarazzo nella scelta. Sono affascinato da tutti i grandi rivoluzionari: della religione, della economia, della politica, della cultura.

 

Con una moglie famosa artista, architetto e designer, quanta arte nelle sua casa?

Moltissima. Nelle conversazioni, negli oggetti e negli amici che ci circondano. A maggior ragione adesso dopo la notorietà del suo recente progetto “Garbage Patch State”: una provocazione artistica sul tema dell’inquinamento degli oceani.

 

Mi piacerebbe sapere ai suoi quattro figli quale frase gli ripete più spesso?

Nella vita non e` tanto importante quello che fai, quanto piuttosto fare quello che ti piace con grande determinazione, senza timore di porsi obiettivi troppo alti e, soprattutto, farlo sempre al limite delle proprie possibilità.

 

Lei è Presidente Onorario e Fondatore della “Associazione della Morte improvvisa dei Lattanti”, come e perché nasce questa importante Associazione?

Questa Associazione nasce subito dopo la morte improvvisa nel sonno di mia figlia Olivia per la sindrome tuttora sconosciuta della Morte Improvvisa nei lattanti. Non esisteva infatti all’epoca (1990) una organizzazione in grado di dare sostegno alle centinaia di famiglie colpite ogni anno in Italia da questa sindrome, di procurare fondi per la ricerca scientifica e di promuovere le buone pratiche (non fumare in gravidanza, far dormire i neonati sulla schiena o di fianco, ecc.) che possono ridurre la mortalità. È un impegno per il quale mi piacerebbe avere più tempo ed energie.

 

Torniamo all’Ambasciatore

Vuol darci un messaggio, attraverso questa intervista, per tutti noi che lavoriamo e viviamo in Spagna?

È il messaggio con cui ho concluso il mio intervento alla Festa della Repubblica: sono convinto, assieme all’intero sistema Paese in Spagna, che con lo sforzo di tutti noi, con l’attenzione e gli investimenti rivolti soprattutto alle nuove generazioni, sapremo superare insieme l’attuale congiuntura.