LE INTERVISTE SONO AGLI ITALIANI CHE RICOPRONO RUOLI ISTITUZIONALI,
A QUELLI CHE RAPPRESENTANO LA SOCIETÀ E A CHI È UN "COMUNE CITTADINO" ...
PER TUTTO QUESTO SIAMO " ORGOGLIOSI DI ESSERE ITALIANI"

“Lo conosce bene…”

Le interviste sono pubblicate integralmente come inviate dall’intervistato

All’ingegnere spaziale Mariella Graziano, l’Ambasciata la premia

Mariella Graziano ingegnere spaziale con l’Ambasciatore Italiano

Ingegnere Aerospaziale Maria o Mariella? Due nomi per due mondi diversi? Direttore esecutivo della strategia e dello sviluppo aziendale di scienze, esplorazione e trasporto spaziale … cioè?

Due nomi per due mondi. Due radici per un’unica identità. Maria è la mia tradizione. È il nome della mia nonna materna, che porto per la consuetudine della mia terra, la Basilicata, dove i bambini ricevono i nomi dei nonni come segno di rispetto e continuità. I nomi dei nonni paterni, Giuseppe e Lucia, sono andati a mio fratello Pino e a mia sorella Lucy. Solo la più piccola, Gabriella, ne ha uno solo: erano finiti i nomi dei nonni, e mio nonno materno si chiamava come mio padre, Donato. Così, in famiglia, ognuno porta con sé un pezzo della nostra storia. Mariella, invece, è la mia unicità. È il dono di mia madre, Filomena, che, pur garantendo la continuitá, ha poi voluto rendermi diversa, riconoscibile, mia. Tradizione e unicità: due forze che convivono, proprio come la mia regione, che ha due nomi e due anime. Lucania, terra di luce e/o di boschi sacri, e Basilicata, nome che evoca la regalità, l’autorità, la radice antica del potere. Sono nata in Basilicata, ma sono Lucana: porto con me la forza delle mie origini e la consapevolezza di essere parte di una continuità, ma anche qualcosa di irripetibile. Nel mio lavoro, come nella mia vita, cerco di intrecciare questi due fili: la memoria e l’innovazione, la tradizione e la scoperta. Perché ogni missione spaziale, in fondo, nasce dallo stesso desiderio antico che ci accompagna da sempre: alzare lo sguardo e trovare la nostra strada tra le stelle. Il mio lavoro consiste nel definire la rotta, la strategia, individuare la direzione e coordinare le attività che ci permettono di portare in orbita missioni scientifiche, di esplorazione, sulla Luna, su Marte, sugli asteroidi, e tutto ciò che serve per farle volare: lanciatori, veicoli di rientro, moduli per l’atterraggio su altri pianeti.

GMV, sistemi spaziali?  Quali e per che cosa?

Lavoro in GMV da più di ventisei anni. Arrivai in Spagna nel giugno del 1999, dopo un paio d’anni trascorsi nei Paesi Bassi, all’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Non so bene perché, ma avevo una curiosità irresistibile: volevo sapere com’era vivere in Spagna. L’idea era di restarci due anni… e invece sono ancora qui. Colpa, o merito, ovviamente di GMV, ma soprattutto di Pablo e dei nostri figli. Nella vita non si sa mai dove ti porta la traiettoria. Bisogna poi dire si o no alle circostanze. Anche se non perfetta, GMV è un luogo privilegiato: è dove sono potuta crescere, come persona e come professionista, facendo ciò per cui ho studiato e che mi ha sempre appassionato. Mi considero fortunata, anche se, ovviamente, le mie battaglie le ho dovute combattere, e continuo a combatterle. In fondo, io e GMV siamo cresciuti insieme, insieme a un nutrito gruppo di colleghi che condividono la stessa storia. Quando sono arrivata, eravamo meno di 200 persone. Oggi siamo circa 4.000. Credo che la ragione per cui sono rimasta così a lungo sia la sensazione profonda di aver costruito qualcosa insieme. Nel mio caso, questa sensazione è ancora più viva perché io e Pablo, mio marito, lavoriamo insieme. Abbiamo costruito non solo la nostra fantastica famiglia, ma anche un piccolo pezzo di GMV: la parte dei sistemi spaziali che volano. Ovviamente aiutati da tantissimi professionisti validissimi che ci hanno e ci circondano. Semplificando molto, una missione spaziale è composta da tre elementi fondamentali: La parte di terra, che serve per controllare i satelliti. La parte di volo, cioè i satelliti stessi. La parte utente, cioè le applicazioni e l’uso dei dati raccolti. Io lavoro sulla parte che vola. Ho sempre sognato di andare nello spazio, e in particolare di andare sulla Luna. Non per viverci, io ho bisogno del verde per vivere, ma per vedere la bellezza della terra anche da fuori. Quando abbiamo iniziato, GMV aiutava le grandi aziende del settore a far volare le loro missioni.
Oggi, quasi trent’anni dopo, continuiamo a collaborare con loro, soprattutto nelle missioni di grandi dimensioni, ma abbiamo anche le nostre missioni proprie: più piccole, sì, ma grandi in ambizione e capacità tecnologica. Un esempio è CyberCube, un piccolo satellite delle dimensioni di una scatola di scarpe che testerà in volo funzionalità di cybersicurezza fondamentali per la protezione delle infrastrutture spaziali europee , quelle che monitorano il cambiamento climatico, ci permettono di muoverci nel mondo senza mappe cartacee, e ci mantengono connessi in modo sicuro. Volerá l’anno prossimo, prima dell’estate.

Ingegnere, responsabile dei sistemi di volo della società..Quali?

I sistemi spaziali sono macchine estremamente complesse, formate da molti elementi che richiedono tante menti, molte discipline e un alto livello di coordinazione. Le aree tecniche coinvolte sono numerose: si parte dall’analisi di missione, che comprende la definizione delle traiettorie e dell’architettura complessiva, fino agli strumenti scientifici, come telescopi, camere o laser, passando per l’avionica, la propulsione, il software e molto altro ancora. Una delle aree in cui GMV è riconosciuta a livello mondiale è quella dei sistemi GNC: Guida, Navigazione e Controllo (Guidance, Navigation & Control). Questi sistemi rappresentano, in un certo senso, il “pilota automatico” delle missioni spaziali: consentono a un veicolo di seguire la traiettoria prevista in modo efficiente, autonomo e sicuro. La guida definisce il percorso da seguire. La navigazione determina la posizione e l’orientamento del veicolo nello spazio. Il controllo calcola e applica le manovre necessarie per mantenere la rotta desiderata. Insieme, queste tre funzioni rendono possibile il volo spaziale autonomo e preciso, una vera impresa di ingegneria e coordinazione. Negli ultimi anni abbiamo superato alcune frontiere in questo campo. Con la missione Proba-3, la prima missione al mondo di volo in formazione, abbiamo dimostrato che è possibile far volare due o più satelliti in modo sincronizzato e ultra-preciso, come se fossero un unico veicolo spaziale, o meglio ancora, un unico strumento scientifico distribuito. Questa tecnologia apre la strada a una nuova generazione di strumenti scientifici “virtuali”, capaci di ottenere prestazioni eccezionali senza costruire strutture gigantesche: telescopi distribuiti, laboratori in orbita, osservatori composti da più satelliti che lavorano insieme, come un’orchestra nello spazio. Parallelamente, ci stiamo dedicando anche alla protezione e sostenibilità del pianeta Terra: non solo dalla minaccia dei detriti spaziali, ma anche da eventi naturali come tempeste solari o l’impatto di meteoriti. Lo scorso ottobre 2024 è partita HERA, la prima missione europea di difesa planetaria. Nel 2022 la NASA aveva già lanciato la sonda DART, che ha impattato la luna di un asteroide binario (due corpi che orbitano l’uno attorno all’altro, come la Terra e la Luna), modificandone la forma e la rotazione. HERA, ora in viaggio verso quello stesso asteroide, arriverà nell’ottobre 2026 per studiare da vicino, molto vicino, visto che porta con sé due piccoli satelliti, uno dei quali atterrerà sull’asteroide, gli effetti di quell’impatto. Tutto questo per dimostrare che è possibile deviare un corpo celeste di piccole dimensioni, evitando la sua caduta sulla Terra e rendere molto piú accurati i modelli degli scienziati per la protezione planetaria. Lancio HERA – Kennedy Space Center – Ottobre 2024. In parallelo, stiamo sviluppando missioni e tecnologie per la rimozione dei detriti spaziali, un passo essenziale per garantire un futuro più sicuro e sostenibile nello spazio. Spazio e tecnologie al servizio dell’umanitá. Spiegando como pulire lo spazio dai detriti artificiali

Lei coordina le attività con Spagna, Portogallo, Regno Unito, Polonia, Romania, Belgio, Olanda, Francia, Germania e Stati Uniti. per che cosa, e cosa differenzia i vari Paesi fra di loro e quindi quale attività?

GMV é presente in tutti questi paesi. Scherzando, dico sempre che siamo ovunque… tranne che in Italia. Lavorare in un contesto così internazionale è un privilegio immenso e, al tempo stesso, una grande lezione di vita. Le culture europee sono tutte diverse, ciascuna con le proprie particolarità, i propri ritmi, la propria sensibilità nel modo di affrontare i problemi. Collaborare ogni giorno con persone di culture differenti richiede uno sforzo costante di comprensione e di adattamento, ma apre anche la mente in modo incredibile. È un esercizio continuo di ascolto e di messa in discussione di sé. Ogni Paese in cui GMV è presente ha una strategia diversa, costruita sulle capacità locali e in linea con le priorità industriali e spaziali definite dalle rispettive istituzioni. Il lavoro di coordinamento consiste nel armonizzare queste differenze, nel fare in modo che ogni competenza nazionale contribuisca in modo complementare a un obiettivo comune: sviluppare tecnologie spaziali europee e globali, competitive e sostenibili. Personalmente, sono molto sensibile a questo tema. Forse perché ho visto, e continuo a vedere, il mio paesino svuotarsi di giovani talenti. Credo profondamente che una vera Europa unita debba fondarsi su una distribuzione equa delle capacità e delle opportunità, e su strategie che permettano ai giovani, se lo desiderano, di rimanere, crescere e costruire futuro nei luoghi in cui sono nati. Solo così l’Europa potrà continuare a essere non solo un continente di Paesi, ma una comunità di persone e competenze che guardano insieme verso le stelle.

YGT all’ESA che esperienza?

YGT significa Young Graduate Trainee. Si trattava di contratti dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) destinati a giovani laureati. Ero già stata all’ESA/ESTEC nel 1996 per la mia tesi di laurea, durante la quale avevo progettato una missione lunare chiamata MOT, parola che in olandese significa “falena”. Due anni dopo, nel 1998, sono tornata all’ESA come YGT, anche se non era nei miei piani. In realtà, ero già stata selezionata l’anno precedente, ma a causa di un problema medico non avevo potuto partire. Non so bene perché, ma quello che poi sarebbe diventato il mio responsabile aveva mantenuto la mia candidatura anche per l’anno successivo. Forse era destino. La mia carriera è stata infatti un susseguirsi di eventi fortuiti ai quali, naturalmente, ho sempre detto sì con la massima libertà. Come YGT, ho contribuito, tra le altre cose, al calcolo delle traiettorie per SMART-1, la prima missione lunare europea. È stata un’esperienza splendida, dalla quale è poi scaturito tutto il resto. Proprio alla fine del mio periodo come YGT decisi di trasferirmi in Spagna per un paio d’anni. All’epoca GMV era una piccola società, non ancora molto conosciuta, ma io volevo diventare un’ingegnera di sistema di missioni spaziali, e mi sembrò il posto giusto. Nemmeno saprei spiegare il perché di quella sensazione, ma la seguii. Con il senno di poi, dopo ventisei anni e non due, come avevo previsto, posso dire che è stata una decisione davvero felice. La vita mi ha dimostrato moltissime volte essere molto piú saggia e intelligente di me.

Segmento ” spazio e robotica” che cosè e per cosa?

Come ho già raccontato, mi occupo del componente delle missioni che “vola”. Le missioni spaziali, soprattutto quelle di esplorazione, sono in realtà missioni robotiche. Quando si parla di robotica, si pensa subito a piccoli robot che si muovono o interagiscono con le persone. Ma nel contesto spaziale è qualcosa di molto più ampio. Atterrare sulla Luna, raggiungere Marte o esplorare un asteroide significa affidarsi a tecnologie che devono saper vedere, decidere e agire da sole, spesso a milioni di chilometri di distanza. E questa, in fondo, è robotica. Le macchine spaziali sono organismi complessi, frutto di ingegno, precisione e tanto coraggio. Devono sopravvivere in ambienti estremi, dove ogni errore può essere fatale. Prima di pensare a mandare esseri umani, dobbiamo quindi esplorare e imparare grazie a queste sonde e lander robotici, che ci fanno da pionieri. Hanno un certo grado di autonomia, una sorta di intelligenza che consente loro di adattarsi e reagire a situazioni impreviste. È in questo intreccio tra spazio e robotica che si gioca una delle avventure più affascinanti dell’esplorazione moderna: macchine costruite da noi che imparano a esplorare per noi e preparano il nostro arrivo. European Moon Rover – (C) GMV

Ingegnere Lei fa parte del Consiglio di amministrazione di “Women i Aerospace Europa” che  rappresenta e riunisce?

Come mamma di due figli “naturali” e di centinaia di figli “circostanziali”, ho sempre sentito una forte urgenza personale verso i giovani. Negli ultimi anni questo sentimento si è rafforzato, anche perché il settore industriale vive oggi un bisogno reale di nuovi talenti scientifici. E naturalmente, le donne hanno un ruolo determinante in questo. Curare e ispirare le giovani generazioni, donne e uomini, a intraprendere percorsi nelle discipline STEAM, Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Arti e Matematica, è una responsabilità che riguarda tutti noi. Women in Aerospace Europe (WIA-E) è una rete europea che riunisce professioniste e professionisti del settore spaziale e aeronautico, con l’obiettivo di promuovere la diversità, la parità di opportunità e la crescita delle donne in questo ambito. È un luogo di incontro e di scambio, dove si condividono esperienze, si costruiscono relazioni e si genera ispirazione reciproca. Far parte del Consiglio di amministrazione di WIA-E significa per me contribuire direttamente a questa missione: ispirare, connettere e sostenere le nuove generazioni, in particolare le donne, che desiderano costruire una carriera nel settore spaziale e tecnologico. L’obiettivo è favorire una partecipazione più equilibrata, perché le donne hanno un ruolo fondamentale nel mondo e nel costruire il futuro, anche quello dello spazio e dell’innovazione.

Cosa si definisce ” spazio” e “spaziale” oggi? Che differenza con la realtà spaziale  di allora….. quando?

Dipende da quando intendiamo “ieri”. Se parliamo dei tempi in cui ho iniziato a lavorare nel settore, alla fine degli anni ’90, lo spazio era ancora un luogo lontano, riservato a pochi: grandi agenzie, progetti nazionali, missioni di Stato. “Spaziale” significava qualcosa di eccezionale, inaccessibile, quasi eroico.Oggi non è più così. Oggi lo spazio è parte della nostra quotidianità: è nei satelliti che ci guidano quando ci muoviamo, nelle comunicazioni che usiamo ogni giorno, nelle immagini che ci raccontano i cambiamenti del pianeta. Non lo sappiamo peró usiamo piú di 100 satelliti al giorno nella nostra vita quotidiana. “Spaziale”, oggi, significa tecnologia integrata nella vita di tutti, ma anche frontiera di sostenibilità, sicurezza e cooperazione internazionale. È cambiata la scala, ma anche il senso: lo spazio non è più solo un luogo da raggiungere, ma un ambiente da abitare e da proteggere. Le nuove missioni non puntano solo alla conquista, ma alla connessione, tra Terra e orbita, tra pubblico e privato, tra scienza e società. Quando dico “spazio”, penso a un ecosistema: un intreccio di persone, idee e tecnologie che lavorano insieme per conoscere meglio la Terra, per proteggerla, per migliorare la vita su di essa e per esplorare, con rispetto e curiosità, ciò che ancora non conosciamo. Putroppo la situazione geopolitica attauale sta alterando moltissimo le dinamiche spaziali. Ma questo é un tema complesso e, per me, confesso anche doloroso.

Ma ingegnere,  nello spazio quando ci va e dove vorrebbe  andare, e da sola o con la sua bella famiglia?

Premesso che porterei la mia famiglia ovunque. Non c’è nulla di più bello che condividere le esperienze più straordinarie con le persone che si amano. Però… sulla Luna ci andrei da sola. Non per molto tempo, ma ci andrei. È un ambiente troppo ostile e imprevedibile per portare con me mio marito e i miei figli. L’idea di affrontare quel viaggio da sola, anche solo per poco, mi affascina: sarebbe un modo per ritrovare silenzio, prospettiva e meraviglia, per guardare la Terra con occhi nuovi. Un giro attorno alla Terra, invece, quello sì, lo farei insieme a loro e con il resto delle famiglia, genitori, fratello e sorelle, e nipoti. Poter osservare il nostro pianeta tutti insieme, fluttuando nello spazio e vedendo le luci delle città, gli oceani, le montagne, sapendo che lì sotto c’è la nostra casa, sarebbe un sogno perfetto da condividere in famiglia. E guardare la loro espressione. Adoro guardare gli occhi dei miei figli quando vedono cose nuove. Se poi li sento ridere é fantastico. Toccando un pezzettino di luna, quella vera – Missione Apollo 17

Cosa cè di spaziale nella sua vita …. .ma anche tanta Basilicata , sua terra e tanta Spagna.  La terra è sempre più affascinante per lei?

Io appartengo alla terra. I miei quattro nonni erano agricoltori, e sono ciò che sono grazie alla terra e agli insegnamenti che mi hanno trasmesso, in particolare, mia nonna paterna. Ancra adesso é la persona dalla quale ho imparato di piú. Interessante, considerando che non sapesse leggere e scrivere. La vita nei paesi rurali è scandita dalle stagioni e dai loro frutti: le conserve di pomodoro d’estate, il salame d’inverno, le marmellate, l’olio nuovo. Mia nonna era quella che decideva quando si poteva fare il salame, osservando il cielo e “misurando” il vento e la temperatura. Era una scienza antica, fatta di esperienza e di saperi tramandati. Ricordo che nei primi anni di università cercavo spiegazioni scientifiche alle cose che mi raccontavano i miei nonni, i miei genitori, i miei zii: perché i piccioni volano con la bocca aperta, perché piove quando “la luna sta nel lago” (l’alone attorno alla luna), perché il rosso di “mattina porterá pioggerellina”, e così via. Molte di queste tradizioni oggi non si fanno più, perché considerate crudeli o semplicemente dimenticate. Ma la terra resta bellissima e spietata allo stesso tempo. Di spaziale, nella mia vita, c’è il cielo. E soprattutto la Luna. Mi capita spesso, quando viaggio e mi trovo lontana da casa, di guardare la Luna dalla finestra di un albergo e pensare che, in quello stesso momento, la stanno guardando anche i miei. È una presenza silenziosa che mi accompagna ovunque, un filo invisibile che lega la Basilicata, l’Italia, la Spagna, il mondo e lo spazio. Luna e Montagne – alcune mie passioni Il mio appartenere alla terra si manista in molte cose che faccio. In particolare dedico i venrdí all’arte e al volontariato. Quest’anno tocca scultura in legno. Io mi definisco una “bisognosa della Bellezza”. La cerco continuamente, Anche io mio amore per la luna viene fondamentalmente da questo bisogno. Nello studio di arte collettivo con amici

Grande soddisfazione per Lei e tanto orgoglio per noi italiani  e per noi  che viviamo all’estero, la decorazione  dall’Ambasciatore italiano a Madrid Giuseppe Buccino Grimaldi, ” Stella al merito di Lavoro” ?

Sono stata felicissima di ricevere, il 13 ottobre, dalle mani del nostro apprezzatissimo Ambasciatore d’Italia a Madrid, Giuseppe Buccino Grimaldi, la “Stella al Merito del Lavoro” concessami da un uomo, e mi piace sottolineare “uomo”, “essere umano”, che stimo enormemente, il nostro Presidente delle Repubblica, Sergio Mattarella. Ho assumo il titolo di “Maestra del Lavoro” con profondo onore e senso di responsabilità, circondata da persone che amo, rispetto e che hanno rappresentato una parte essenziale del mio percorso personale e professionale. È davvero un privilegio, dopo 25 anni di dedizione, aver ricevuto un riconoscimento così importante. In particolare tenendo in considerazione la mie origini e lo sforzo fatto per farmi studiare. Nella mia famiglia si poteva negoziare di tutto, peró no lo studiare. Era un dovere, una forma di rispetto per le origini. Quindi un grazie di cuore a tutti alle persone che sono state presenti e per hanno reso possibile questo momento speciale. Le missioni spaziali sono complesse quanto la vita stessa: non si può portare avanti una missione da soli, così come non si può vivere da soli. Ogni successo è sempre il risultato di un lavoro condiviso, di collaborazione, di fiducia reciproca. Ricevere questo riconoscimento dal mio Paese, l’Italia, per una carriera costruita in Spagna, è per me qualcosa di profondamente toccante. Dimostra che ciò che conta davvero è prendere il proprio lavoro sul serio, ovunque ci si trovi e con qualunque accento lo si faccia. Sono orgogliosa di essere italiana e grata di aver potuto contribuire, nel mio piccolo, alla crescita della Spagna e della comunità europea. In un momento storico così complesso, in cui spesso prevalgono logiche di potere, di supremazia o, peggio ancora, visioni limitate al proprio ombelico, credo sia fondamentale dimostrare che gli ostacoli si possono superare e che certe barriere non hanno motivo di esistere. E anche se non leggeranno mai queste parole, la mia più profonda gratitudine va ai miei genitori, che mi hanno insegnato a credere nel valore del lavoro, della curiosità e della perseveranza. Partecipanti alla cerimonia di consegna della Stella del Lavoro nell’Ambasciata d’Italia a Madrid.

L’Ambasciatore d’Italia in Spagna, Giuseppe Buccino Grimaldi, ha consegnato alla dottoressa Mariella Graziano la decorazione di “Stella al Merito del Lavoro”, con il titolo di Maestra del Lavoro. Ingegnere aerospaziale di straordinario talento, la dottoressa Graziano ricopre attualmente il ruolo di Direttore Esecutivo per la Strategia e lo Sviluppo Aziendale di Scienza, Esplorazione e Trasporti Spaziali presso GMV-Sistemas Espaciales a Madrid. Voce autorevole nel promuovere il talento femminile e giovanile nelle discipline STEM, ha contribuito in modo determinante allo sviluppo di tecnologie d’avanguardia e alla realizzazione di missioni di alto valore scientifico e industriale, risultando la prima persona in Spagna a ricevere tale riconoscimento. L’Ambasciatore Buccino Grimaldi ha sottolineato come la dottoressa Graziano rappresenti “un autentico ponte professionale tra Italia e Spagna, capace di dare prestigio al nostro Paese coniugando eccellenza tecnica e sensibilità umana, e contribuendo alla costruzione di un’Europa dello spazio fondata sulla cooperazione e sull’innovazione”.