“Milano da morire”: Giovanni di Sorte e Achille Serra

Scritto a quattro mani da Achille Serra e Giovanni di Sorte, “Milano da morire” è il primo di  una serie di romanzi polizieschi frutto dei racconti di Achille Serra quando era Capo della Squadra Mobile a Milano negli anni ’70, gli anni di piombo, quelli più difficili della storia della città dove al desiderio di benessere e di soldi facili si alterna la violenza quotidiana delle manifestazioni di piazza e quella dei  crimini della malavita spicciola e delle bande organizzate. E’ in questa Milano che si muove il protagonista del romanzo, il commissario Rocchi (Serra) : una realtà con cui deve fare i conti ogni giorno, che gli appartiene, che vive appieno,  ma che nello stesso tempo è pronto a criticare, anche a sorriderci sopra con un po’ di sano cinismo.  Attraverso le storie vissute a fianco del commissario Rocchi viene dato un affresco realistico e approfondito della realtà della metropoli milanese di quegli anni. Ognuno dei romanzi racconta altrettanti fatti di cronaca criminale realmente accaduti e che hanno visto Serra protagonista determinante nella gestione e nella soluzione dei casi. In “Milano da morire” il  commissario Rocchi (Serra) , appena arrivato da Roma per dirigere la Squadra Mobile nel capoluogo lombardo, si ritrova ben presto ipnotizzato e sedotto dalla magia delle notti milanesi, con i locali scintillanti, il dinamismo sfrenato, la voglia di apparire. Quando Marco Cavalli, ricco proprietario di un famoso night nonché noto playboy, viene trovato morto nel suo appartamento, tutti gli indizi sembrano convergere su una persona: Anna Martini, la vicina di casa, da sempre invaghita del giovane e gelosa della bellissima figlia Chiara, che ha avuto una relazione con la vittima. Ma Rocchi non si lascia ingannare dalle apparenze: il quadro pare fin troppo semplice e lineare. Solo il fine intuito del commissario riuscirà a portare alla luce una verità sconvolgente, che nessuno avrebbe mai potuto ipotizzare. Due le peculiarità del romanzo : la prima è il lato umano del Commissario, un uomo intelligente, colto, cinico e allo stesso tempo sensibile, uno che alla pistola preferisce il dialogo e che è capace di convincere i delinquenti più duri e spietati, l’unico che la malavita rispetti proprio per questo. La seconda caratteristica è la profonda verità dei fatti, fedelmente  riportati grazie alla possibilità che si è avuta di accedere a tutte le sezioni di una Questura e di approfondire il lavoro dei funzionari e degli agenti. Ciò ha consentito di raccontare che cosa vuol dire essere un poliziotto sotto l’aspetto professionale e umano, senza trascurare uno degli elementi chiave del racconto: i rapporti complessi che intercorrono tra Polizia, Magistratura e il cittadino. Grazie a uno scrupoloso lavoro di verifica su ogni singolo episodio, addirittura sui singoli dialoghi, viene data una riproduzione autentica e “vera” della realtà del mondo della criminalità   e di quella  all’interno della Polizia e dei suoi meccanismi operativi e di comunicazione con la società. La figura del Commissario Rocchi, grazie alla sua competenza scientifica e soprattutto al suo intuito e alla sua sensibilità umana e psicologica. è determinante ai fini delle indagini e del racconto. La conclusione tuttavia è che i casi si risolvono sempre insieme, grazie al lavoro di gruppo e allo spirito di squadra.

Achille Serra

Laureato in Giurisprudenza, romano, vive tra Milano e Roma. E’ entrato in Polizia  nel 1968, come Vicecommissario a Milano dove è poi stato nominato Dirigente della Squadra Mobile. E’ stato  Questore a Sondrio, Cremona e Milano. Ha  ricoperto gli incarichi di Capo della Digos, della Criminalpol e dello SCO (Servizio Centrale Operativo) della Polizia. Sotto la sua gestione sono state  sgominate, fra le altre, le bande di Renato Vallanzasca, Angelo Epaminonda e Francis Turatello ed è stata portata a termine una delle più grandi operazioni internazionali antidroga, con l’arresto di centinaia di trafficanti tra cui uno dei capi dei narcos Colombiani, un colpo durissimo alla Mafia e ai cartelli di Medellín e Cali. Nominato Prefetto  nel 1994, è stato Vice Capo Vicario della Polizia,  Prefetto di Ancona, Palermo, Firenze e Roma e “Alto commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione nella Pubblica amministrazione”. Ha pubblicato “Una giustizia senza scorta” (Piemme 1998), “Poliziotto senza pistola” (Bompiani 2008) e “La legalità raccontata ai ragazzi.Le indagini.La mafia.La corruzione.Le droghe.Il carcere” (Giunti Junior 2012).

 Giovanni Di Sorte

Laureato in giurisprudenza, vive tra Roma e l’Argentario. Giornalista dal 1978, è’ stato Direttore della Comunicazione e Capo Ufficio Stampa di diverse grandi aziende italiane e multinazionali nel settore dell’aerospazio e della difesa per conto delle quali ha lavorato e vissuto, anche per lunghi periodi, in diversi Paesi in Europa, USA, Sudamerica, Estremo Oriente e Nordafrica. E’ un appassionato velista e amante del mare  e ha collaborato con molte riviste di nautica con reportages di viaggi e articoli tecnici. E’ Consigliere dell’UGiSM (Unione Giornalisti e Scrittori del mare) e Accademico della Cucina Italiana. “Milano da morire”, ideato e concepito  insieme all’amico Serra, è il suo primo romanzo.

Editore Giunti