Il Presidente Giovanni Caprara: il Cinema Italiano un successo

Intervista di Paola Pacifici

Giovanni Caprara, Carlotta Gamba, Nicola Labate, Giulia Donnarumma e Agustín Gómez la sera della proiezione di America Latina

Il Festival organizzato dalla Dante Alighieri per la cultura cinematografica

Presidente si è svolta la 5 edizione del Festival del Cinema Italiano di Malaga. Quando nasce e perché?

La Dante Alighieri di Malaga, da alcuni anni ormai, svolge un’incessante offerta culturale rivolta non soltanto alla città di Malaga, ma a tutta la nostra provincia. Malaga, e non sono io certamente il primo a scoprirlo, ha assunto un ruolo importante per ciò che rigurada l’organizzazione di eventi culturali. Ogni settimana l’agenda culturale di questa città straripa di eventi. Nel nostro piccolo, e limitatamente agli ambiti di nostra competenza, anche noi vogliamo dare il nostro contributo. Oltre al laboratorio di lettura in italiano, che da anni organizziamo in collaborazione con l’Università di Malaga e il Centro Andaluz de las Letras, giunto quest’anno all’ottava edizione, il Festival del Cinema Italiano è un’attività sulla quale puntiamo molto, “y ha venido para quedarse” dicevo qualche giorno fa ad un giornalista. Si è appena conclusa la 5ª edizione: è stato un successone, voglio dirlo a tutti, soprattutto in termini di affluenza, nonché per gli ottimi riscontri avuti, prima di tutto istituzionali ma anche mediatici, a livello locale e non. E’ un’attività che svolgiamo ininterrottamente dal 2018, nonostante la pandemia, che ha provato a fermarci ma non c’è riuscita (nel 2021 la rassegna è stata interamente online). La cultura italiana deve far parte dell’offerta di questa città, che poi è anche una città di cinema. Siamo convinti che il festival sia una risorsa magnifica proprio per far conoscere la cultura italiana. In questo senso, permettimi di ringraziare personalmente l’Ambasciata d’Italia di Madrid, nella persona del Sig. Ambasciatore, Riccardo Guariglia, la Società Dante Alighieri di Roma, nella persona del Segretario Generale, prof. Alessandro Masi e il Console d’Italia a Malaga, il dott. Marcello Memoli, per la collaborazione offertaci e per il sostegno continuo a favore delle nostre attività. La lista di ringraziamenti sarebbe molto lunga, non me ne vogliano gli altri, colgo l’occasione per ringraziare tutti i patrocinatori dell’evento Festival.

Quest’anno quale “il filo conduttore”?

La pandemia purtoppo ha ridotto molto la produzione cinematografica un po’ dappertutto, per cui quest’anno abbiamo voluto proporre una rassegna priva del tema tradizionale. E devo dire che la decisione è stata veramente saggia, perché questo ci ha consentito di poter “spaziare” con più tranquillità, senza per forza attenerci ad un filo conduttore che in teoria avrebbe potuto limitarci molto nella selezione dei film. E la qualità si è vista: film davvero molto belli e ringrazio l’equipe dei collaboratori della Dante Alighieri di Malaga, Agustín Gómez, Nicola Labate e Giulia Donnarumma, rispettivamente direttore, vicedirettore e addetta stampa del festival, per l’ottimo lavoro che hanno svolto, in perfetta armonia, una condizione che ha rafforzato molto lo spirito di collaborazione di questo gruppo di cui mi sento molto orgoglioso. Tutti film premiati, non solo FreaksOut con i suoi sette recentissimi Davide di Donatello, ma anche molto rispondenti alla realtà attuale e a noi vicina (vedi la pandemia, per esempio, tema centrale di “State a casa”). Temi, ripeto, attuali e per questo molto vicini al pubblico che ha gradito la nostra scelta. Abbiamo proposto generi diversi, dal dramma, alla commedia, con sfumature di “giallo”, ma anche tanta fantasia.

È stato proiettato il cortometraggio “Lucia y el mar” in omaggio a Lucia Bosè che è stata non solo una grande attrice italiana ma anche la rappresentazione della bellezza italiana avendo vissuto molti anni in Spagna?

Certamente, dici bene. Conoscevo Lucia Bosé soltanto di nome, sinceramente. La proiezione del docufilm prodotto da Davide Sordella, il regista, in collaborazione con Paolo Benedetti, mi ha fatto conoscere una Lucia Bosé come non avrei mai immaginato: un personaggio fantastico nel modo di pensare, di recitare, di essere. Se non fosse stato per il contatto creatoci dal Com.It.Es di Madrid, ringrazio il Presidente Andrea Lazzari che ha assistito personalmente all’evento, ed anche Emanuela Cozzoni, Presidente della Commissione Arte e Cultura Italiana del Com.It.Es , di recentissima nomina, ma già molto attiva, forse non avremmo avuto la possibilità di presentare nel nostro programma, appunto, “Lucia y el mar”. E in questo senso, colgo l’occasione per ringraziare anche il giornalista Andrea Michelozzi che si è occupato direttamente dei contatti con la famiglia Bosé e la scrittrice Laura Avalle che ha partecipato all’incontro, autrice del libro “Lucia Bosé. L’ultimo ciak”. Ho gradito tantissimo la presenza di Paola Dominguín e Rodolfo Salvatore (Olfo Bosé)  e penso che anche loro abbiano gradito molto l’omaggio reso a Lucia. Una diva di altri tempi, come non ce ne sono più, che si è saputa “traghettare” magnificamente ai nostri giorni, vivendo la vita nel pieno della sua bellezza, senza mai perdere l’essenza delle sue origini, però anche magnificamente integrata nel contesto civile e culturale del paese che l’ha accolta e che ancora oggi conserva di lei un ricordo tangibile, la Spagna. Quando avrete modo di vedere il film, spero presto, sono certo che emozionerà anche voi, come ha emozionato i presenti in sala. E’ emersa una figura molto femminile: una donna che in un certo senso ha dimostrato di possedere un’innata predisposizione per la recitazione, ma anche una donna amante della famiglia e degli affetti. Il personaggio di Lucia compie un viaggio, in un luogo affascinante, pieno di misteri (così come può essere misteriosa la presenza del mare, e capirete perché lo dico quando vedrete il film), più che un viaggio compie un ritorno. In un’intervista concessa qualche giorno prima della proiezione ad un giornale locale ho detto che l’opera proposta al festival del Cinema di Malaga è un “testamento”. Ed è forse proprio per questo che dietro il personaggio di Lucia Bosé si nasconde il mito: c’è tanta storia, quella del nostro paese, che lei ha saputo condividere con quanti l’hanno amata nonostante, ripeto, vivesse da tempo ormai tra la Spagna e l’Italia; c’è tanta saggezza e anche tanta tenerezza. È stato davvero emozionante l’omaggio che le abbiamo tributato.

Il Festival ha celebrato i 100 anni della nascita di Pasolini proiettando  “L’ accattone”. Chi era Pasolini e cosa ha cambiato sia nel cinema e sia nella società?

E’ stato un onore graditissimo averlo fatto ed era senz’altro importante farlo. Come sai, la locandina dell’edizine 22 l’abbiamo dedicata proprio a Pasolini, con un’immagine pixellata che è piaciuta molto. La caratteristica più evidente di Pier Paolo Pasolini è stata la sua “poliedricità”, indipendentemente da come lo si voglia valutare. A noi interessava soprattutto ricordare il regista, anche se nel corso della tavola rotonda che ha preceduto la proiezione del film “Accattone” è emersa un’idea molto chiara che ci fa pensare proprio al suo essere intellettuale. Uno spessore elevatissimo, quello di Pasolini,  molto apprezzato anche in Spagna, senza dubbio un’icona della nostra cultura. La sua visione neorealistica, oltre a farne uno dei massimi esponenti di questo movimento in Italia, e del XX secolo,  ha finito per influenzare certamente altre culture, soprattutto quelle europee. Uno spirito, dicono alcuni, sovversivo, controcorrente, e sotto certi aspetti anche “scomodo” (per chi non apprezzava il suo modo di vivere, ma soprattutto di parlare e di raccontare). E poi c’è un aspetto che più di ogni altro secondo me dovrebbe essere considerato quando si parla di lui: l’attenzione rivolta ai deboli, i suoi reportage da giornalista nelle borgate romane, credo sia una visione centrale che ha condizionato molto la sua attività di scrittore e regista, contrassegnando sicuramente proprio il suo “modo” di fare cinema e la sua scrittura. Nel corso della tavola rotonda a cui ha partecipato  Antonio Checa, Presidente del Consejo Audiovisual de Andalucía, e professore emerito dell’Università di Siviglia, si è capito quanto fossero importanti per Pasolini i valori e le contraddizioni che lui esprimeva in un modo molto personale. Valori e contraddizioni che per lui sono diventati dei chiari segni distintivi. A differenza di altri autori, quegli umili di cui soleva parlare, Pasolini li conosceva davvero, perché viveva con loro e si emozionava sentendoli parlare. Insomma, io penso che Pasolini sia stato soprattutto un innovatore già dal suo opporsi all’ipocrisia, senza filtri moralisti, e questo lo conduceva a lottare contro quel perbenismo falso e delirante della società italiana a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 in modo particolare. Dovevamo rendergli omaggio quest’anno, nel centenario della nascita, ma Pasolini meriterebbe un omaggio ogni giorno. Un chiaro esempio per i nostri giovani: vorrei tanto far entrare la sua opera, e il suo pensiero, nelle aule universitarie.

I giovani ed il cinema oggi?

Sono tre domande, secondo me, tutte molto importanti. I giovani: lavorando tra loro e con loro, non solo alla Dante ma anche all’Università, dove da anni esercito quella che secondo me è la professione più bella del Mondo, cioè insegnare, e insegnare la nostra lingua e la nostra cultura è ancor più bello, ti senti giovane pure tu. E questo fa bene al morale. Scherzi a parte: noi docenti svolgiamo un ruolo fondamentale nella nostra società, soprattutto di questi tempi. Non è vero che i giovani di oggi siano indifferenti, distaccati. Vivono sommersi di stimoli diversi, ma questo non è un problema. Deve cambiare l’atteggiamento, quello di noi docenti, adulti ed educatori, genitori, nei loro confronti. Che non vuol dire adeguarsi ad un sistema diverso rispetto al passato e meno esigente: dobbiamo proporre stimoli rinnovati e in sintonia con i loro interessi, che sono tanti, credimi. Il cinema oggi: ce n’è per tutti. L’offerta che troviamo nelle sale è in grado di soddisfare tutti i gusti e tutti gli interessi. Il nostro cinema italiano, per esempio, offre una quantità tale di argomenti utili al dibattito, utili alla riflessione (che poi noi organizzatori del Festival del Cinema Italiano di Malaga ne abbiamo fatto la nostra bandiera, aprendo sempre un dibattito dopo la proiezione dei film in sala ). Utili a capire, la nostra realtà di oggi e quella appena trascorsa. Immagina poi le possibilità che ci offre il cinema nell’insegnamento della nostra lignua e della nostra cultura. Ci vorrebbe un’altra intervista secondo me per affrontare tutte queste questioni… La terza domanda, i giovani e il cinema: molti giovani hanno partecipato alla settimana del Festival. Ne avremmo voluti di più, molti di più. Ma credimi erano abbastanza. Giovani gli studenti che hanno partecipato all’interessantissimo workshop diretto da Nicola Labate presso il Contenedor Cultural dell’Università di Malaga. Giovani i ragazzi presenti in sala per l’omaggio a Pasolini e molti giovani, credimi, erano presenti in sala anche la sera della proiezione del docufilm di Lucia Bosé. Questa per me è stata la sorpresa più gratificante! Giovani i collaboratori della Dante che ci hanno aiutato nell’organizzazione dell’evento, anche nel quotidiano, anche nelle minime cose, e giovani le attrici Cristina Parku “L’afide e la formica” e Carlotta Gamba “America Latina” nostre ospiti. Giovane Mario Vitale, il regista de “L’Afide e la Formica”, intervenuto anche lui al Festival, e Mauro Mancini, il regista di “Non Odiare”, che purtoppo è dovuto intervenire in videoconferenza per un contrattempo dell’ultima ora. Questi sono i nostri giovani, i giovani italiani, una piccola rappresentanza, e questi sono i giovani del cinema italiano. Dei veri talenti di cui sentiremo parlare molto.

Giovanni, sei il Presidente della Dante Alighieri, la massima rappresentazione della cultura italiana nel mondo, chi era e chi è Dante per te ?

Sarebbe scontato dire “il padre della lingua italiana”. Grazie allo sforzo profuso dalla sede centrale della Società Dante Alighieri, che ha organizzato un evento celebrativo durato un anno intero, si è riusciti a conoscere meglio Dante, ma soprattutto l’epoca in cui è vissuto. Il nostro Comitato di Malaga, in collaborazione con quello di Granada, ha organizzato nel 2021 dieci conferenze sul Sommo e la sua opera. E’ stato un lavoro molto interessante, anche perché ne abbiamo voluto offrire soprattutto una visione “spagnola”, voglio dire: abbiamo invitato dieci dantisti molto importanti, la maggior parte accademici spagnoli, i quali hanno illustrato  ai nostri studenti, e non solo a quelli dei nostri Comitati (visto che gli interventi sono stati quasi tutti in videoconferenza li abbiamo aperti alla rete, per cui avevamo persone collegate da tutto il Mondo), il frutto della ricerca svolto su Dante. Si è parlato molto di traduzione e della difficoltà di come veicolare da una lingua all’altra, da una cultura all’altra, un’opera così ingente, qual è appunto la Divina Commedia. Dante Alighieri per me è un riferimento essenziale per capire la nostra cultura, quella passata e quella di oggi. Per capire la nostra lingua, certamente. Per capire gli uomini, i loro vizi, le loro virtù. I loro limiti. Per capire l’animo umano, per aiutarci a renderci conto di quelli che siamo davvero e cosa siamo capaci di fare, dalle imprese più eroiche agli atti più scellerati, di cui la cronaca oggi ci rende conto. La sua e la nostra società nel fondo non sono poi così diverse. Mi piace molto pensare a Dante rileggendo una frase del libro di Aldo Cazzullo “A riveder le stelle”. Dice Cazzullo: “Dante è il poeta che inventò l’Italia. Non ci ha dato soltanto una lingua; ci ha dato soprattutto un’idea di noi stessi e del nostro Paese”.

Presidente,  è vero che la nostra vita  è un “film” dove noi siamo i protagonisti, ma soprattutto i “registi”?

La vita è bella, ha detto qualcuno, e ci ha fatto anche un film. E per questo merita di essere vissuta, così come viene! Sono molto d’accordo con questa tua affermazione: noi siamo i registi, senza dubbio, della nostra vita. Ma ne siamo anche i protagonisti, i produttori, gli addetti alla fotografia… Sta a noi fare di lei quello che vogliamo. Mi rivolgo soprattutto ai giovani, spesso erroneamente troppo criticati: siate gli attori protagonisti della vostra vita ma, soprattutto, siate protagonisti di questo tempo, il vostro. Siete gli artefici dei cambiamenti che protagonizzeranno il nostro domani e non potete permettere a nessuno di comandare su di voi. Siete i politici di domani, i futuri insegnanti, i futuri ricercatori. Siete quelli che costruiranno le case del futuro, ci darete da mangiare… Siete il nostro futuro e riponiamo in voi le nostre speranze per un Mondo migliore, per una società migliore, fondata sul rispetto, sul progresso. Mi sento anche di dire un’altra cosa se mi permetti: non importa chi siamo, da dove veniamo e quale sarà il nostro lavoro ideale… proviamo a non vivere la nostra esistenza da semplici osservatori, vedendoci passare le migliori opportunità davanti agli occhi, ma da protagonisti. Afferriamo le opportunità che ci vengono offerte, facciamo nostri gli insegnamenti e i consigli, e soprattutto guardate al mondo e agli altri con curiosità, curiosità di sapere e di conoscere. La conoscenza deve far parte della vostra vita, non scordatelo.