Carmen Corazzini: tanti master

Intervista di Paola Pacifici

La giornalista con tante esperienze per guardare il mondo

Carmen, sei giornalista con un importante cv. Un Master in Studi avanzati in Terrorismo, un Master in Criminologia, Delinquenza e Vittimologia. Quali di questi settori ti è più congeniale?

A livello pratico, devo sottolineare che gli studi in Criminologia risultano molto utili per comprendere l’ingranaggio giuridico del sistema. In particolare, come giornalista, ho il bisogno di spaziare in determinate aree di conoscenza, fondamentali per il confezionamento di una informazione corretta, quali il Diritto, la Sociologia ovvero la Storia. Tuttavia, tali studi resterebbero vani senza una loro precisa focalizzazione. Ecco la scelta di approfondire le mie cognizioni seguendo un master in Terrorismo. Se mi é concessa una semplificazione, direi che la Criminologia é la pratica, mentre il Terrorismo é la materia. Ambedue si compenetrano e si complementano in un unicum tangibile. L’analisi di tematiche connesse con eventi di terrorismo ed una conseguente attivitá d’investigazione -azioni  che mi motivano e mi fanno  sentire realizzata-, non possono prescindere dai rudimenti criminalogici che sono alla base della mia formazione.

E poi tanti lavori, il Telegiornale di Telecinco e Quattro nella sezione internazionale, poi Movistarplus, direttrice del programma “XTRA”,poi Movistar, Telemadrid per il programma “La Otra Agenda” e oggi…..In quale la giornalista Carmen è più Carmen?

Come in qualsiasi aspetto della vita, siamo abituati a privilegiare una tendenza della nostra personalitá in funzione dell’ambito in cui ci muoviamo. Cosí, il mio lato piú critico, curioso o impegnato  si manifesta nel trattare informazioni di tipo politico, sociale o di portata internazionale. Ció, evidentemente, richiede un maggior sforzo intellettuale, una ricerca avanzata e razionale di notizie nonché la loro pertinente contestualizzazione. Mentre, quando mi addentro a temi dal taglio culturale o ludico,enfatizzo la  mia predisposizione  creativa e distesa. Si stimola l’emisfero destro del cervello ed indulgo a ricorsi stilistici, magari astratti, fino a lanciare vaghe idee “in libertá”. É lo stesso paradigma -l’ansia di conoscenza- che mi spinge a sentirmi comoda nel percorrere entrambe le direttrici.

Con le tue esperienze  giornalistiche televisive in campo politico, cos’è la politica?

Dipende. La politica, tra l’altro, puó essere all’unisono informazione, dibattito o spettacolo. Pertanto, si tinge di una connotazione od altra a seconda dell’imprinting cui viene relegata. In un telegiornale, la politica si converte in una mera trasmissione di informazioni, non insensibili alla linea editoriale : prolissitá di dichiarazioni, prese di posizione,reazione sociale etc. .Al contrario, nei programmi del tipo magazine, la stessa è dibattito se non spettacolo, chissá  frivolo o almeno alterato. Mi riferisco al trattamento di una informazione da parte di “tertulianos” che solo pretendono di suscitare reazioni convulse nel pubblico con noiosa verbositá, rigonfiamento delle giugulari, sudore nella fronte etc. In qualsiasi caso, ognuna a suo modo, tutte le versioni servono a plasmare l’opinione pubblica. Purtroppo, dopo il susseguirsi degli stati di allarme, non solo in Spagna, abbiamo assistito ad una banalizzazione intollerabile del senso della politica. Gli schieramenti, che pur nella loro diversitá, hanno contribuito nel tempo alla crescita del nostro Paese si sono adagiati su posizioni settarie ed irrispettose, poco idonee al raggiungimento del benessere della collettivitá. La politica sembra essersi convertita in un forcing dialettico tra leaders, cosí che la tattica ha preso il sopravvento sui contenuti, il populismo è diventato un virus, la menzogna la via maestra a dispetto delle promesse elettorali. Dobbiamo comunque riconoscere che, in certa parte, tale degenerazione non è un fenomeno recente. Giá la democrazia ateniese lasciava spazio a scontri schizzofrenici tra tribuni in cerca di notorietá e potere. Solo che allora si difendevano idee, oggi si attaccano.

Il ruolo della cultura nella nostra vita sociale?

La pandemia, nella sua drammaticitá, ha tuttavia evidenziato l’importanza della cultura nella vita sociale. Molti si sono rifugiati nell’arte, nel cinema, nelle serie, nei libri, nella musica etc.., trovando un relativo conforto alla solitudine e alla depressione. Ma non solo, la cultura ci aiuta a condividere un approccio ragionato a problemi e sfide particolari e generali. Ci unisce e ci accompagna, ci insegna e ci sveglia. Possiamo viaggiare con una canzone, trasformarci in altra persona nel leggere un libro, riscoprire noi stessi, interpretare il subcosciente. Ahimè, il comparto cultura, a torto o a ragione, non risulta  tra le prioritá d’investimento dei Governi, ma mai se ne dovrá tralasciare l’ incentivazione. Favorisce la cura della mente, e bisogna essere sani per imparare a pensare.

Come è cambiato il terrorismo e chi sono oggi le vittime?

Il terrorismo é in continua evoluzione. Seguendo lo schema analizzato in numerose occasioni dall’autore David Rapoport (cattedratico dell’universita di California), ci rendiamo conto che esistono quattro ondate di terrorismo. La prima, la anarchista; la seconda, denominata anticoloniale; la terza, della nuova sinistra; la quarta, la religiosa. Ciascuna di queste duró circa 35/40 anni, mentre oggi -dalla apparizione dell’Esercito di Resistenza del Signore (Uganda), Boko Haram o Daesh- si sospetta della eventualitá di stare vivendo in una quinta ondata . Vero è che detta evoluzione si sviluppa in base alla identificazione di vari contesti, molto spesso interpretati in maniera assolutamente difforme: vedasi, ad esempio, certa confusione ancora latente tra terrorista e guerrigliero, o ricordiamo quel discorso di Arafat mantenendo un ramo di ulivo in una mano e l’arma del lottatore per la libertá nell’altra. Sicuramente, il carattere sovversivo ed il ricorso ad operazioni spietate e disumane sono la linfa vitale di ogni pratica terroristica. Dalla costituzione della figura del “lobo solitario” fino al terrorismo cibernético, questo tragico fenomeno si adatta alla configurazione del territorio prescelto. E che dire degli affiliati youtubers che ai loro sodali del Daesh insegnano come costruire un IED (Improvised Explosive Device). Oggi, a differenza del passato, a parte la punta dell’iceberg, una organizzazione terrorista difetta di schema organizzativo. Muta la struttura, mutano le motivazioni, ma resta la forma: il terrore. Chiunque puó essere vittima del terrorismo poiché questo fa leva sulla paura e sulla vulnerabilitá delle persone. Interessante sarebbe uscire da certe ambiguitá e comprendere chi sia piú/meno vittima o terrorista, ad es., nell’escalation di violenza ed eccessi nel conflitto palestinese-israeliano. In Spagna,a proposito di terrorismo etarra, va sottolineato  che la protezione giuridica delle vittime é una prassi relativamente nuova, cosí come l’incentivazione degli studi in vittimologia.

I “social” sono così importanti per la “pace” delle nazione e fra le nazioni?

Le reti sociali si stanno convertendo gradualmente nel principale campo di interscambio di pensiero. I dati oscillano, ma si crede che il 45% della popolazione globale utilizzi alcun tipo di piattaforma. Facebook risulta al primo posto del podio. Ció comporta un certo rischio in quanto l’impatto sulla navigazione -vuoi per le fake news o campagne di disinformazione, vuoi per l’eccessivo flusso informativo-, potrebbe rivelarsi deleterio. Infatti la carenza di contestualizzazione, la saturazione e la sovraeccitazione sono elementi di disturbo e disorientamento per una corretta  interpretazione della informazione. Oggigiorno sostanzialmente si scorrono con rapiditá solo i titoli di fondo, si consumano MEMES, e la nostra capacitá di concentrazione risulta compromessa. Per potersi informare, bisogna realmente volerlo. I social sono un arma a doppio taglio: da una parte, possono fomentare solidarietá, rivendicazione di principi, e scossa sociale; dall’altra, possono disorientare e condurre alla regressione. A mio parere, credo che la loro influenza nelle relazioni internazionali si attagli esclusivamente al primo strato dell’epidermide. I flash volano attraverso Internet e possono arrivare a modificare l’agenda política dei governanti, ma non le intenzioni.

Che cos’è la “ delinquenza” e chi la subisce?

Gli studi sulla delinquenza in generale sono tremendamente vasti. Stricto sensu, il delinquente è colui il quale infrange la legge. Tuttavia, piuttosto che dedicarsi al significato del termine, risulta piú interessante addentrarsi nelle cause del fenomeno. Disquisendo sulle teorie sociologiche, integratrici ed eziologiche, si apprende che la delinquenza é una condotta deviante connessa all’essenza dell’uomo. Attualmente, il focus ricade sugli approfondimenti in psicologia e sociologia criminale, ovvero sul ‘criminal profiling’. Tra l’altro, i progressi in neuroscienza sono straordinari. Una scansione cerebrale, in determinati contesti, puó persino rispecchiare una tendenza delittiva.

I giovani e l’informazione?

La sovrainformazione ci travolge, lo stile di vita frenetico ci annienta e la curva dell’attenzione cade vertiginosamente. Noi giovani abbiamo a portata di mano un ventaglio esagerato di informazioni che obnubila la nostra mente. Ci apriamo a raccogliere milioni di informazioni senza riuscire a metabolizzarle. Costituisce il fine dell’educazione riuscire a fomentare il pensiero critico. L’informazione puó degenerare in disinformazione se non viene contestualizzata, analizzata e verificata.

L’Italia e la Spagna , i tuoi due Paesi, sono nazioni europee  o bisognerebbe cambiare od aggiungere qualcosa?

In piena sinceritá, so di essere cresciuta con dei genitori che si complementano in un modo speciale. Al di là di trasfondermi ciascuno di loro la propria essenza, sono riusciti a creare un universo parallelo di costumi e valori ove Spagna ed Italia si fondono in uno stesso “hogar”. A loro dedicai la mia tesi in Terrorismo, nella cui prefazione ebbi a scrivere: “A mi padre le admiro por sus solemnes pálpitos, por el frenesí de su intelecto, por la pasión de sus pensamientos, por ser marea. A mi madre, por ser mecedora de virtudes, por la empatía en su sangre, por ser paz en la Tierra, por la belleza de su consciencia. Por ser orilla. Y a ambos siempre doy las gracias por haberme regalado este insondable océano”.

Carmen figlia di una spagnola e di un italiano. Cosa ti piace di più di ognuno di loro e quando discuti  cambi lingua secondo con chi ti arrabbi:…..?

In linea di massima, credo che da mia madre ho assorbito soprattutto la empatia, e da mio padre la passione. Devo ammettere che non distinguo con quale lingua mi rivolgo a ciascuno di loro. Di fatto, chiunque, presente, resterebbe sconcertato: ad una domanda in spagnolo, una risposta in italiano peraltro, condita con espressioni in latino, greco, inglese o francese. Vamos, ¡¡un cacao!!

Alex De la Iglesia (director de cine, regista)
A sinistra attore Chino Darin, a destra Santiago Segura, regista
Jude Law
Antonio Bayona, regista
Regista Oliver Hirschbiegel